Antoh
(Antoh Mansueto) ha uno stile tra l'espressionismo astratto, l'informale, il
pop e il surrealismo, con cui affronta spesso temi sociologici e
concettuali. Dipinge sin da bambino, quando la passione lo porta a
ricevere lezioni da vari pittori a Napoli. A Milano ha avuto una significativa
amicizia col grande Bruno
Munari.
Ha studiato ceramica con Monique Bousquet. Ha dipinto il nudo all'Osservatorio
Figurale. Nel 2008 intensifica l'attivita' espositiva e fonda con Midori
McCabe ed altri il gruppo Art
Intensive
col quale espone in varie mostre in Italia e nella Bay Area (San Francisco).
Si occupa e scrive di economia dell'arte su Teknemedia, Arslife, Soldionline e
altre testate. Di frequente è curatore e organizzatore di mostre ed eventi.
E' responsabile del gruppo di lavoro beni culturali AIAF col quale ha pubblicato
diversi saggi.
Mostre 2009
Distanze brucianti, La
Lodovica, Vimercate, maggio 2009;
Solaris, Triuggio, maggio 2009;
Distanze, La Lodovica, marzo
2009 nella Giornata di Primavera del FAI;
Le quattro lune, Arco del Re,
marzo-aprile;
Pierrot e la Luna, Arco del Re, febbraio;
Seagram Story, Arcore
(Mi), febbraio-agosto.
Mostre 2008
-Dissacrazione-Milano presso
Symposium
-Biennale delle Arti dell'Unità d'Italia, Complesso Reggia di Caserta
-Mostra di Primavera, Lodi, Galleria Oldrado da Ponte
-Open Day San José (CA-USA), Alameda Artworks
-Personale "Cercatori" - Arcore, presso il Caffe' d'arte Gilo'
-Rassegna Art Intensive ad Arcore, presso le Scuderie di Villa Borromeo D'Adda
-Art Intensive Collective a Milano, Galleria Tina Pariotti
-Albero senza Titolo, Milano, presso Galleria 2000, Via Statuto.
Open Studio da Roberto Stucchi, Arcore
-Personale: Entropicamente a Milano
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Tina Parotti
Galleria d'Arte
Contemporanea
Arslife

|
Antoh,
"Universi Paralleli" 60x80, 2009

SEAGRAM STORY
8/2/2009-8/8/2009
vernissage
8 febbraio ore 11
curatrice
Arianna Pinton

Il
Seagram è un grattacielo newyorkese, ma, ancor meglio, è una serie
di dipinti di Mark Rothko, realizzata dal 1958, quanto il pittore
espressionista astratto, sino ad allora poco conosciuto, fu
selezionato per una mostra al più esclusivo ristorante di New York,
il Four Seasons. Che cosa spingesse Rothko, personaggio schivo e
particolare, ad accettare tale offerta, è poco chiaro, ma pare lo
fece con l’idea di realizzare delle tele che attraverso colori cupi,
spirituali e mortuari, rovinasse l’appetito dei “ricchi
bastardi” newyorkesi. Il Seagram rappresentava per lui
l’imperialismo americano, e sembra certo che i colori e la
materialità dei lavori realizzati si ispirassero agli affreschi di
dominante rosso cupo di Villa dei Misteri a Pompei, la città dei
morti, come all’affresco di Michelangelo a Firenze alla Libreria
Laurenziana. Per chiudere per un’ora i “ricchi bastardi” in una
tomba. 35.000 euro era la cifra pattuita, ma Rothko, dopo una cena al
Four Seasons, dopo aver costatato forse che il suo scopo era fallito,
ovvero che ciò che lui considerava una “sovversione”
probabilmente appariva a quel mondo di lusso a lui estraneo una pura
trovata decorativa, incredibilmente restituì il denaro e ritirò i
quadri. Ma riuscì, dopo lunga trattativa, a donarli alla Tate Gallery
di Londra. Sembra che i quadri arrivassero alla Tate Gallery nel 1970,
lo stesso giorno in cui Rothko si suicidò tagliandosi le vene, e fu
ritrovato in una enorme pozza di sangue simile alle truci campiture di
certe sue opere. La sua morte travolse il modo in cui le sue opere
erano viste: decorative, colorate e profittevoli per il pittore che
era sopravvissuto all’ecatombe violenta degli espressionisti
astratti americani come Pollock, Gorky e Smith.
Torniamo
a noi. Ad Antoh, alla sua mostra ispirata ai murales della serie
Seagram al Caffe Gilò, luogo di piacevole sosta arcorese. Esporre in
un luogo conviviale, un ristorante, un caffé, raggiungere le persone
in luoghi destinati alle chiacchiere e al gusto, ha un suo senso e ha
un suo significato ed una sua grande storia, e quella della serie
Seagram di Rothko è cupa e affascinante. Che l’artista cerchi di
colpire il pubblico, magari di stupirlo e provocarlo per trasmettere
un messaggio fuori dal comune e “risvegliarlo” dalle convenzioni
è una tipica presunzione dell’artista.
Al
Caffé Gilò non ci sono “ricchi bastardi” ma ci sono tante
persone. Le opere di Antoh, espressioniste astratte, con elementi di
arte informale, pop e action painting, si richiamano all’epoca di
quei movimenti, di cui Rothko fu parte, interpretando però la realtà
di oggi. Colorata, multietnica, complessa, babilonica, commerciale. I
colori, la velocità, il caos e i marchi commerciali
dell’ipermercato sembrano caratteristiche costanti di Antoh. Con una
certa dose di ironia e di leggerezza che certo si stacca dalla poetica
del grande maestro citato. Ma è certo che tele tanto energiche e
colorate, poco “educate, curate e pettinate”, possono irrompere
come uno squarcio di luce spiacevole nel quotidiano cappuccino e
brioche al tavolino, oppure essere considerate una salutare esplosione
di vita, o, infine, una mera decorazione “confusionaria”.
Il
parallelo può starci: un emozione –magari- da queste tele, un
pensiero al caos, uno alla contrastata torre di Babele che viviamo,
un’altro a Brueghel, a Hieronymus Bosch, a Pollock, a Rothko e alla
“grande mela” possono concretizzarsi, e il Caffé Gilò può
essere un luogo in cui bere il caffé e riflettere, infastidirsi,
immaginare, volare un poco e, nonostante tutto, digerire bene.
L’ironia
è molto digestiva. Buona mostra e un grazie a Michele, il papà di
Gilò.
ENTROPICA-MENTE
Dal
25 ottobre 2008 al 6 gennaio 2009, personale di ANTOH
IL
VIDEO DELLA MOSTRA
(essere, non essere, dissipare: una mostra da
crash)
scarica:
brochure fronte
brochure retro
curatrice: Mariangela
Maritato
Un'arte che interpreta il
presente. Ironica. Caotica. Perchè non ci sono più certezze,
nell'economia e nella finanza. Tutto tende verso il disordine.
Dal 25 al 6 gennaio Antoh espone le sue opere presso La Cantina
di Manuela, spazio dedito all'arte e alla sperimentazione. Il titolo
della mostra, ENTROPICA-MENTE vuole fare riferimento alle scienze
fisiche, e in particolare a un pensiero di Max Planck, fisico- teorico
della Columbia University che già nel lontano 1909 rifacendosi al
Secondo Principio della Termodinamica affermava: “Non è la
distruzione atomica ma piuttosto l’ipotesi del disordine elementare
a costituire il vero e proprio principio dell’entropia…”. Il
termine “entropia” indica la grandezza in
termodinamica che permette di valutare la degradazione dell’energia
di un sistema. L’entropia di un sistema
caratterizza il suo stato di disordine.
Il critico Rudolph Arnheim, in Entropia e Arte. Saggio sul
disordine e sull’ordine (California University, 1971) applica questa
teoria alle arti, scorgendovi “due tendenze stilistiche, a prima
vista del tutto diverse l’una dall’altra”, una tendente
all’ordine, alla “semplicità estrema”, alla progettualità,
“iniziata”, nell’arte contemporanea, “fino dal 1913 dal
quadrato nero su fondo bianco del pittore suprematista russo Kazimir
Malevic”, la seconda “ che si connette al disordine
accidentale o deliberatamente prodotto”, e che, nella pittura
moderna può individuarsi nelle “chiazze o spruzzi di colore più o
meno controllate”. E' su questo filone che si pone l'arte di Antoh.
Spruzzi, pennellate veloci ed incontrollate. Tende all'ordine nei
loghi, nelle immagini applicate sulle tele. Icone pubblicitarie.
Sponsor. Nel gesto pittorico, invece, è caotica e quasi
accidentale. Prodotto di una mente - e di una realtà - entropica.
Entropica - mente.
2009

MISERERE,
80x80, Antoh 2009
Il futurismo come altare, Andy Wahrol come un santo, il toro di
Picasso che si atteggia a diablo.
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Siti
del gruppo
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busyart.japan
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Art
Intensive artists:
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Mccabe
--Massimiliano
Robino
Gallerista:
Tina
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